Ricordare il passato, vivere il presente, progettare il futuro

Scritti - Conferenze

Lanciano 14 aprile 2012

Ostinatamente il professore Raffaele Colapietra, dal giorno del terremoto del 6 Aprile, non ha mai acconsentito ad abbandonare la sua abitazione posta all’interno delle antiche mura urbane, nonostante le molte pressioni esercitate dalle diverse autorità.

“Emergenza” è stata la parola d’ordine immediatamente dopo il terremoto; altrettanto immediatamente prendeva forma una modalità di intervento decisa da una autorità che non teneva in nessun conto la pur necessaria e ragionevole consultazione di quanti conoscevano la struttura culturale, economica ed edilizia dell’Aquila.

La motivazione data dalla Protezione Civile alla decisione di evacuare la popolazione dal centro storico, è stata quella di voler di prevenire che nuove scosse provocassero ulteriori vittime e non intralciassero le urgenti operazioni di messa in sicurezza di chiese ed edifici di particolare pregio artistico e storico. La Protezione Civile prese la decisione di istituire un cordone di militari che, da una parte, consentisse l’accesso alla Zona Rossa solo agli abitanti dotati di permessi per portar via arredi ed oggetti dalle proprie abitazioni e, dall’altra, impedisse l’ingresso ai ladri.

Le lesioni alle mura della sua abitazione, osservate da Colapietra a terremoto avvenuto, non lo hanno preoccupato più di tanto: con due giorni di lavoro e con poca spesa, un solo operaio ha riparato le lesioni e messo le strutture portanti in condizioni di non essere pericolose.

Penso a quale dovesse essere stato il terrore del professore di potersi ritrovare, non si sa per quanto tempo, in una tenda o in una stanza d’albergo lontana dalla sua città, senza gli arredi di casa testimoni della sua vita, senza i suoi gatti, senza quei libri e documenti della sua libreria che lo hanno culturalmente formato. Impensabile per lui un disagio ed un isolamento senza la presenza dei vicini di casa, dei suoi amici e dei suoi nemici, dei suoi colleghi e di tutto l’ambiente urbano dove è cresciuto.

Nonostante l’età, il professor Colapietra si è comportato e si comporta con il coraggio di un giovane, sempre appassionato ed interessato al presente. Vivere non rappresenta per lui un peso, un obbligo imposto, inevitabile, vivere serenamente per il professore rappresenta la ragione della propria esistenza.

La sua decisione di non abbandonare la sua abitazione è una difesa al diritto di poter vivere un presente non disturbato dalla precarietà del futuro che gli veniva proposto. La decisione di poter continuare a lavorare a progetti che hanno i semi nella propria storia, una storia testimoniata dalle tracce conservate negli oggetti e negli arredi che formano l’ambiente dove è vissuto e lavorato.

Due ordini di interrogativi

Come il professor Colapietra abbia vissuto e controllato le conseguenze del terremoto, stimola a porsi due ordini di interrogativi.

Perché il passato e le sue tracce conservate nell’ambiente sono così importanti per vivere il presente e per consentire una ragionevole speranza di futuro?

Perché i sistemi di governo prestano così poca attenzione alle tracce del passato, consentendo e promuovendo troppo spesso la sua trasformazione dettata solamente da ragioni economiche?

Le tracce del passato

Il tempo passato è passato e non esiste più. Continuano però ad esistere ed essere visibili interessantissime tracce di quanto in quel tempo sia avvenuto.

Il lavoro di ordinare ed interpretare queste tracce produce racconti che vanno sotto il nome di storie. Una storia con la lettera maiuscola non può esistere; una storia è sempre destinata ad essere continuamente riscritta, sia quando vengono interpretati in modo diverso documenti noti, sia quando alcune ricerche riportano alla luce documenti fino a quel momento non ancora conosciuti.

L’insieme delle osservazioni compiute sugli eventi del passato, costituiscono un patrimonio di conoscenze che può essere definita la cultura di una comunità.

La cultura non è un qualcosa di stabile, da conservare sotto una campana di vetro, la cultura subisce trasformazioni continue al variare delle condizioni materiali dell’esistenza: allo stesso modo dell’ambiente urbano e territoriale che si modifica, che subisce in continuazione delle trasformazioni. Questi cambiamenti talora sono miglioramenti, talora sono peggioramenti: sono miglioramenti se dei cambiamenti beneficia un sempre maggior numero di persone. Un requisito indispensabile perché un cambiamento sia il miglioramento di una determinata situazione, è che la decisione di attuare il cambiamento derivi da una partecipazione responsabile da parte di coloro che ne potranno o ne potrebbero beneficiare.

Con il termine “tempo passato” ed il termine “passato” si intendono due significati differenti. Il “tempo passato” è qualcosa che non esiste più, con il termine “passato” si intende tutto quanto è accaduto prima del momento attuale.

Il “passato” assume individuo per individuo significati diversi. Nel passato ciascun individuo ha appreso come rappresentarsi oggetti e situazioni ed avere coscienza del loro significato in rapporto alla comunità di appartenenza.

Un individuo al momento della sua nascita è dotato geneticamente di quanto ereditato dalla continua trasformazione delle generazioni che lo hanno preceduto.

Dal momento della nascita ha inizio un delicatissimo periodo di rodaggio necessario ad attivare tutte le qualità ereditate. La neurologia ha recentemente compiuto interessanti osservazioni sul fatto che, se queste qualità fisiche e neurologiche ereditate non vengono immediatamente attivate e continuamente utilizzate, esse decadono, si assopiscono e non è più possibile risvegliarle in futuro.

In Francia, nei boschi dell’Aveyron nel 1797 fu tropvato un bambino di circa 12 anni completamente selvaggio, fu catturato e scappò poco dopo per diverse volte fino a quando acconsentì di rimanere, fu tentata una sua educazione senza ottenere risultati di sorta, fu internato in un ospizio per sordi dove un assistente con intelligenza ed apertura mentale si prese il compito di tentare nuovamente la sua educazione. Victor, questo è il nome che gli era stato dato morì a 40 anni, senza essere mai stato in grado di parlare ma solo di ripetere suoni simili a parole. I neuroni del linguaggio non erano stati attivati nella prima età.

Dal momento della nascita, se opportunamente attivato, tutto il sistema dei neuroni presenti nelle diverse parti del cervello è teso alla conoscenza di ciò che lo circonda, basandosi sui messaggi che i sensi inviano alle diverse zone del cervello. Man mano che procede questo processo di continua percezione e ripetuta sperimentazione, il bambino acquisisce una sempre più stabile conoscenza del mondo che lo circonda, in questo aiutato da un processo parallelo, il sistema educativo della comunità a cui appartiene.

I meccanismi dell’apprendimento rendono attive le diverse parti del cervello creando specifici collegamenti. Questi collegamenti sono inizialmente labili e destinati a svanire in un breve tempo. Ma se questi collegamenti si collegano a loro volta ad altri sistemi stabilizzati in precedenza, si formano nuove strutture di collegamento dotate di maggiore stabilità: allora da una memoria transitoria di breve durata e di limitata capienza, si passa ad una memoria di illimitata capienza e durata nel tempo praticamente infinita.

Se correttamente utilizzata la struttura neuronale ereditata, attivandosi consente un primo livello di conoscenza come semplice percezione sensoriale. Alcuni neuroni si attivano se un oggetto si allontana e non si attivano se esso si avvicina; altri neuroni si attivano solo se il messaggio dai sensori dell’occhio indica un colore rosso e non si attivano se indicano un colore differente, altri tipi neuroni si attivano o non si attivano per differenti colori.

Un altro aspetto dell’apprendimento riguarda la conoscenza del significato di un oggetto o di un evento. La ripetizione di una esperienza visiva compiuta ad esempio su bicchieri di diversa forma, consente, nella fase formativa di un bambino, di formare la conoscenza dell’archetipo, del modello originale, del modello di tutti i bicchieri.

Se uno di questi bicchieri è legato ad una piacevole sensazione, il bambino assumerà, nella sua memoria, quel bicchiere come un punto di riferimento importante. Gli oggetti, gli ambienti dove si svolge la vita di un individuo assumono quella particolare importanza che stabilizza il modo di vivere.

Un altro aspetto ancora dell’apprendimento deriva dall’aver compiuto un coerente percorso all’interno di un sistema educativo, non solo quello propriamente scolastico ma anche quello proprio dell’attività lavorativa, che implica una continua trasmissione di nozioni da e verso la comunità di appartenenza dell’individuo.

L’insieme dell’attenzione, della percezione, della memoria e dell’apprendi-mento, da luogo alla formazione di quella rappresentazione del mondo esterno che è necessaria affinché gli individui di una comunità possano comunicare fra loro.

Vivere il presente

Il “tempo presente” è un istante infinitamente piccolo. Si può ragionevolmente sostenere che esso sia talmente piccolo da non esistere.

Come osservato per il “passato” ed il “tempo passato”, anche i termini “presente” ed “tempo presente” hanno un diverso significato. Mentre il “tempo presente” è talmente breve da essere inesistente, il “presente” comunemente viene inteso come tutto ciò che avviene tra il sorgere del sole e il momento che si sta vivendo. “Domani è un altro giorno” disse Rossella O'Hara nel film “Via col vento”.

Vivere è un continuo passare da un istante al successivo, in definitiva il presente che si può definire come la linea di confine esistente tra la memoria del passato e la speranza del futuro. Vivere è complicato per la continua instabilità di questo confine; nell’istante della decisione di compiere una determinata azione, non c’è mai la sicurezza di aver considerato correttamente il passato ed aver progettato il futuro entro termini ragionevoli. Si può essere sicuri, ci si può mostrare sicuri, ma non si può avere la sicurezza.

La bellezza del vivere, risiede sia nella soddisfazione che si ha del passato e nella speranza del futuro.

Danilo Dolci nel descrivere l’azione che stava conducendo assieme alla gente della zona di Partinico rifletteva che “La speranza viene da un certo tipo di esperienza, non bisogna confondere l’illusione con la speranza. Saper sperare, sapere di avere dei desideri vuol dire saper creare progetti, perché essi sono necessari, perché si hanno delle aspirazioni”.

Progettare il futuro

Perché nel pianificare e progettare gli interventi futuri, la classe dirigente dei sistemi di governo delle attuali società, prestano così poca attenzione alle tracce del passato presenti nell’ambiente fisico e culturale esistente?

I filosofi dell’antica Grecia individuarono nella democrazia un sistema di governo delle comunità che consentiva a tutti i cittadini la partecipazione attiva alle decisioni del loro governo. La partecipazione di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica era possibile sulla base di un sistema in cui i cittadini delegavano persone che davano fiducia a rappresentare i loro interessi nelle decisioni delle istituzioni governative.

I greci avevano osservato che se i delegati non rappresentavano gli interessi e le aspirazioni degli elettori ma si occupavano solamente di quelli propri, forma di governo democratico si trasformava in governo di una oligarchia e, se un oligarca prevaleva su tutti gli altri il governo diventava una dittatura.

E’ facilmente sostenibile che gli attuali governi, che si qualificano democratici, siano di fatto dominati da alternanze di gruppi di potere economico, dando luogo a sistemi oligarchici di governo.

Visibile a chiunque è il potere di chi detiene ricchezza nel far valere la propria volontà. Poca visibilità e di conseguenza poco è il potere di chi detiene cultura e saggezza.

Il governo delle oligarchie utilizza diversi strumenti per conseguire i propri scopi: riduzioni governative dei fondi destinati alla scuola pubblica, aumenti di contributi alla scuola privata che fa capo generalmente a gruppi di potere, riduzioni dei finanziamenti alla ricerca pura; trasformazione dell’istruzione quale sistema per sviluppare le capacità del cervello a ragionare in un ipocrita sistema che dovrebbe professionalizzare gli studenti; controllo dei sistemi di informazione.

Il linguista canadese Noam Chomsky nella sua opera e nel suo lavoro universitario, si interroga su quali siano i rapporti tra “mass media e democrazia” nella processo di creazione delle “illusioni necessarie” a governare.  Chomsky sostiene che “i cittadini delle società democratiche dovrebbero seguire un corso di autodifesa intellettuale per evitare la manipolazione e il controllo”.

L’attuale classe dirigente si è formata in un sistema educativo creato dai gruppi economici dominanti; le singole persone della classe dirigente sono state così a loro insaputa educate ad essere sempre obbedienti alle regole ricevute, ad essere incapaci di ragionare al di fuori di quanto appreso. Si tratta di un circolo vizioso i cui futuri livelli di coscienza sono destinati ad essere sempre più bassi

Le vicenda del terremoto avvenuto il 6 Aprile 2009 sono indicative di questo modo di intendere ed esercitare la gestione politica di una comunità.

Come formare una nuova classe dirigente?

Iniziando dalla prima infanzia e contribuendo a costruire sistemi educativi che valorizzino le grandi risorse racchiuse negli individui.

Concludo l’intervento citando una intervista fatta a Danilo Dolci che a Mirto, una frazione di Partinico, ha contribuito a costruire una scuola alternativa a quella gestita da un apparato pubblico corrotto dall’etica mafiosa.

La mattina, quando vengono i bambini, ogni gruppo di una quindicina di bambini e bambine, ciascuno dice il suo desiderio per la giornata.

Alla fine, quando tutti si sono espressi, si esprime anche l’educatore con le sue ipotesi.

In una seconda fase, piuttosto rapida e intensa, si cerca di convenire insieme cosa fare in modo che, tutto quello che si fa durante il giorno, non è soltanto spontaneo ma è una pianificazione sulla base dei desideri e delle motivazioni di ciascuno.

Il bambino non è un idiota, il bambino ha interessi vitali.

Divenendo adulto rischia di incallirsi, di callificarsi, diventare adulti vuol dire spesso diventare calli.

Allora importante è vedere come passare dalla naturale curiosità ad un processo per cui il bambino o la bambina diviene esperto attraverso un certo metodo, diventa esperto di scoprire, diventa esperto di trovare.

 

Giorgio Stockel



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